TatticaMente

Quello scambio di ruoli che va bene a Ranieri

L’allenatore chiede una cosa a Baldanzi che ne capisce un’altra, ma per Sir Claudio funziona e tutto resta così: e si vince anche per questo

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
26 Febbraio 2025 - 06:30

Questa Roma è diventata uno strano animale, una creatura multiforme che attacca la preda e si ritrae all’improvviso, alterna diversi gradi di aggressività, poi sembra rassicurante e materna, poi si attacca alla giugulare e non ti molla più. La cura Ranieri sta funzionando oltre ogni evidenza, i numeri raccontano una storia inequivocabile: da 100 giorni ci sta lavorando, da 60 ormai nessuno tiene questo ritmo, gli avversari sono spazzati via uno dopo l’altro, Milano in Coppa Italia l’unico buco nero, ma forse tra qualche settimana, se la Roma si ritroverà nelle semifinali di Europa League, allora quella sconfitta sarà vista come una benedizione perché già tanti, ravvicinati e insostenibili saranno gli impegni che la squadra sarà chiamata a fronteggiare. Per il momento tutto sembra funzionare alla perfezione. Scelte tecniche, scelte tattiche, disponibilità fisiche, energie mentali. È davvero un momento magico: Ranieri dispone e la squadre risponde, nessuno tira indietro il piede né il pensiero, chiunque vada in campo offre massima disponibilità e i risultati arrivano. 

Una Roma micidiale

Troppo arrendevole questo Monza per la Roma, ma se anche qualcuno della squadra di Nesta avesse avuto l’intenzione di provarci - e l’impressione è stata che neanche ne avessero voglia - il ritmo indiavolato tenuto dalla squadra giallorossa fin dai primi minuti ha dissuaso ogni ambizione. Pressioni alte, riconquista immediata, cambi di gioco e verticalizzazioni, sovrapposizioni, cross, tiri: di tutto un po’, e con grande qualità. Resistere? Semplicemente impossibile e la Roma ha trovato al 10’ e al 32’ i due gol che hanno indirizzato la pratica, poi chiusa nella ripresa a far morire ogni illusione. Del Monza c’è poco da dire: il disastro è sotto gli occhi di tutti. Prima del mercato di gennaio è stato mandato via Nesta ed è stato promosso Bocchetti, poi la squadra è stata indebolita ed è stata quindi restituita a Nesta che adesso prova a metterci le mani senza sapere neanche bene da dove cominciare, dovendo peraltro fare a meno di tanti giocatori indisponibili. Lui forse lunedì ci ha messo anche qualcosa del suo, togliendo dal campo Ganvoula, l’unico giocatore che nel primo tempo era sembrato mettere in difficoltà la difesa giallorossa in quelle rare volte in cui è stato chiamato in causa. Petagna nel secondo tempo non ha dato alcun cenno di sé. Ma più che il Monza poté la Roma. 

Il passaggio dal 3421 al 4231

Aveva incuriosito, piuttosto, il diverso sistema di gioco mostrato ad inizio partita con Mancini alto a destra sulla linea di Angeliño, Hummels e Ndicka difensori centrali, Saelemaekers e Soulé esterni di attacco, Cristante e Pisilli mediani, e Baldanzi alle spalle di Shomurodov, a disegnare un 4231 che partiva dalle posizioni del 3421 (con Mancini braccetto di destra e Alexis esterno a tutta fascia), salvo poi disegnarsi preciso sul campo, favorito anche dalle posizioni caute del Monza. Dopo una ventina di minuti, però, con il gol già arrivato dalla fascia destra per effetto di una magia di Saelemaekers, Soulé si è ritrovata a giocare proprio da quella parte e il belga è andato nella fascia opposta. A precisa domanda Ranieri, però, ha glissato: «Sì, i giocatori hanno cambiato posizione, ma non so dire da quale momento preciso, non guardo mai l’orologio per queste cose. Pensate che a un certo punto ho detto a Baldanzi di giocare più centrale e lui ha capito l’opposto, si è scambiato il ruolo con Soulé ed è andato a sinistra. Ma l’ho lasciato lì, andava bene anche così». Una confessione che la dice lunga sulle intenzioni dell’allenatore della Roma che non vuole irrigidire i suoi giocatori in uno schema predeterminato, ma chiede loro di svolgere una determinata funzione a seconda delle zone del campo in cui si trovano. Dietro comunque non ama correre inutili rischi e quindi tiene sempre in campo tre difensori che garantiscono adeguata copertura ad ogni iniziativa offensiva e dalla cintola in su ogni giocatore deve muoversi sul campo in relazione al movimento del compagno più vicino. Se poi un giocatore occupa una posizione diversa, perché ha capito male, non è un problema. Anzi, può essere una soluzione. Sia come sia, la Roma funziona e il lavoro di Ranieri merita il giusto apprezzamento. Anche per la tolleranza che mostra rispetto alle iniziative individuali dei giocatori. 

Il fortino Olimpico

Anche la gestione del minutaggi può essere sorprendente, visto che neanche in occasione della partita contro la squadra più scarsa del campionato è stato fatto riposare Ndicka, o si è scaricato un po’ il contachilometri di Mancini o Angeliño (sostituito solo dopo 80 minuti) o si è evitato di correre rischi con Dybala. Evidentemente, però, i parametri medico scientifici a disposizione dello staff stanno consigliando all’allenatore un turn-over più ragionato, senza rivoluzioni da una partita all’altra, almeno non in questo periodo in cui tutto sommato c’è qualche giorno di riposo tra una partita e un’altra e gli impegni sono (ancora) gestibili. Il prossimo sarà con il Como, poi magari comincerà la rumba degli impegni ravvicinati, con la sola sosta di marzo della nazionale che lascerà qualche ora di riposo ai più stanchi. In questa maniera, in ogni caso, Ranieri ha ottenuto l’obiettivo di tenere tutti sulla corda e non far sentire nessuno escluso, come magari poteva essere accaduto nella prima parte della stagione con Le Fée e Dahl. Il campionato lascia peraltro ancora dei margini per continuare la risalita: dopo il Como, la Roma affronterà a stretto giro Empoli, Cagliari e Lecce mentre con l’Athletic Bilbao si definirà il destino europeo. Sono sei partite, tre in casa e tre fuorial termine delle quali sarà più chiaro per tutti se la Roma disastrata di inizio stagione sarà solo un semplice ricordo e se magari la parte finale dell’anno potrà riservare qualche sorpresa davvero inattesa. Il trend delle partite in casa è davvero incredibile: Ranieri è sceso in campo all’Olimpico alla guida della Roma già undici volte, ed è uscito sconfitto solo all’esordio, contro l’Atalanta. Nelle altre dieci gare sono arrivate nove vittorie (comprese quelle in Coppa Italia con la Sampdoria e in Europa Leage contro Braga, Eintracht Francoforte e Porto) e un solo pareggio, contro il Napoli in rimonta. L’altro dato particolarmente significativo è quello dei gol: in undici partite casalinghe, la Roma ha realizzato trentuno reti e ne ha subite sei. Una media di 2,8 reti segnate e 0,54 subite. Una macchina da gol e una difesa di ferro.  Estendendo il dato al rendimento europeo si raggiungono i numeri da record che si possono estendere persino nelle altre stagioni. All’Olimpico la Roma è ingiocabile quasi per tutti: non c’è una squadra che nelle partite in casa in Europa dal 2017-2018 abbia vinto lo stesso numero di partite della Roma. Con queste premesse, forse il meglio della stagione deve ancora arrivare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

CONSIGLIATI