Ora il cambio di marcia nelle gare fuori casa
Con un Dybala in versione sontuosa, all’Olimpico la Roma è ormai un rullo compressore. Adesso serve personalità per imporsi in trasferta
In casa la Roma è diventata una sorta di rullo compressore, come testimoniano le vittorie consecutive (sei tra campionato, quattro, Coppa Italia ed Europa League), ma anche il numero di gol segnati nello stesso segmento: 21, media di 3,5 a gara. Con il conforto del pubblico, quello che Mourinho definiva sarcasticamente “la torta della nonna”, la squadra giallorossa ha davvero ripreso a volare. Funziona il sistema di gioco, sulle fasce si va a 100 all’ora, la difesa appare impenetrabile, il centrocampo lotta e governa, l’attacco segna e aiuta la squadra e, all’occorrenza, ci mette le mani Svilar. Sono meccanismi già rodati, e se qualche sbavatura arriva a complicare il piano, la produzione offensiva è tale che l’inconveniente non incide, proprio come caduto con il bel Genoa di Vieira, che forse a fine partita ha fatto la sintesi migliore: «Stasera per noi c’è stato un livello troppo alto». L’inconveniente è stato il gol segnato dal Genoa: un calcio d’angolo non particolarmente sofisticato, un calcio semplice ad uscire, mirato presumibilmente sul mucchio di teste che è saltato a vuoto, finito invece alle spalle di tutto, dove Masini è stato più sveglio di Pellegrini a calciare al volo. Ma la Roma non si è spenta, ha ripreso a giocare e nel secondo tempo ha alzato ulteriormente il ritmo. E il Genoa non ha retto l’impatto.
I due sistemi di gioco
Due i sistemi di gioco utilizzati da Ranieri, ed è la seconda volta consecutiva: si parte con la difesa a tre, Saelemaekers a spingere sulla fascia e Mancini braccetto molto largo, a volte proiettato da terzino, e si finisce con la difesa a quattro, con Hummels a riposare e Celik al posto del belga, per un assetto più ordinato, ma ugualmente produttivo: minori spinte sulle fascia, ma più estro nel mezzo. A Bologna l’escamotage ha prodotto il pareggio, con il Genoa ha blindato il vantaggio. Chiara la spiegazione dell’allenatore giallorosso al termine della partita: «Ho visto che avevamo troppo spazio libero a metà campo e un difensore in più in difesa e allora mi sono chiesto: a che serve? Così siamo passati a quattro e abbiamo coperto il campo con più equilibrio». Buon senso, e versatilità. Ranieri non è mai stato un integralista e a maggior ragione non lo è oggi che il calcio scopre nuovi confini e consente ai tecnici di sbizzarrirsi nella diversa interpretazione delle varie fasi della partita. Anche l’acquisto del terzino olandese Rentsch, ormai imminente, va in questa direzione.
Ora serve coraggio fuori casa
Che cosa manca dunque alla Roma per poter davvero archiviare l’orribile prima parte della stagione e poter puntare con forza su una seconda parte in cui svelare le proprie corpose ambizioni? Statisticamente mancano i punti fuori casa. E il calendario fornisce subito due occasioni per invertire il trend: giovedì c’è la trasferta di Alkmaar, domenica si va ad Udine. In Europa, il rendimento balbettante è una costante che ha macchiato un po’ anche le mirabolanti stagioni di Mourinho. In Italia la questione si è fatta seria negli anni più recenti: ora sono 13 partite senza vittoria, un segmento imbarazzante per una squadra del valore della Roma. Che cosa succede quando si esce dal Raccordo non è facile da spiegare, ma il calo di rendimento è evidentissimo. Il ruolino all’Olimpico nelle coppe europee è fenomenale: basti pensare che da quando perse in casa in Champions League con il Real Madrid con il 2018, la Roma ha inanellato venti partite senza sconfitte, poi si è arresa al Betis Siviglia (sconfitta indolore nel 2022, il turno fu passato agevolmente), poi ha vissuto altre undici serate senza sconfitte (10 vittorie e un pari) prima di arrendersi nella semifinale dello scorso anno in Europa League al Bayer Leverkusen. E quest’anno siamo a due vittorie e un pareggio nelle tre uscite sin qui disputate. In totale sono 36 partite con due sole sconfitte, di cui una indolore. Motivi? Sarà perché gli avversari a Roma sono sempre meno arrembanti, sarà perché il fattore del campo incide con le prassi e le diverse abitudini soprattutto in Europa, sarà perché fuori manca spesso il sostegno del pubblico (ci saranno tifosi in Olanda, mentre ad Udine saranno presenti solo quelli che non risiedono nel Lazio). Tatticamente non dovrebbe cambiare nulla, eppure fuori casa la Roma non riesce a comandare sempre il gioco con coraggio. Ma se qualcosa è cambiato, è questo il momento per Ranieri di battere un colpo, anzi, due. A Londra con il Tottenham qualcosa si è già visto sotto il profilo della personalità, ma evidentemente non basta.
La differenza di Dybala
Tornando alla partita con il Genoa, che sia andata in una sola direzione lo dimostrano diverse statistiche. In qualche cronaca televisiva si è sostenuta la tesi che il Genoa avesse tenuto il controllo nella prima parte della gara. In realtà il dato del possesso palla testimonia il contrario: nel primo quarto d’ora della prima metà di gioco la Roma ha gestito il pallone per il 66,8% del tempo, nel secondo quarto d’ora del 55%, nel terzo del 56%. Insomma, finché il risultato è stato aperto, la Roma ha fatto la partita, lasciando le briciole agli avversari (xg nel primo tempo 1,11 a 0,27). Nella ripresa il possesso è stato più equilibrato nella prima parte, poi inevitabilmente è stato un po’ lasciato ai rossoblù (40,9% della Roma nel secondo quarto d’ora nella ripresa, 46% nel terzo quarto d’ora). I tiri sono stati 16 a 7, quelli in porta 7 a 3. Bene anche la parte prettamente agonistica: i giallorossi hanno conquistato 21 duelli individuali su 33, hanno vinto il 62% degli uno contro uno e il 71% dei duelli aerei. Bene anche il dato dei dribbling (8 contro 4). E qui serve una riflessione specifica su Paulo Dybala, il vero mattatore del secondo tempo. Per uno come lui, spesso in difficoltà fisica nel suo percorso romanista (ha festeggiato proprio venerdì 100 presenze), aver giocato da titolare le ultime otto partite consecutive, aver finito la partita in crescendo (è uscito solo a 6 minuti dalla fine) è un motivo di vera soddisfazione. E soprattutto un segnale per le avversarie. Nella sfida di venerdì, Paulo ha sfiorato il gol su punizione (traversa piena), ha indotto Leali all’autogol del 3-1, ha realizzato da solo lo 0,31 degli xg della squadra, ha tirato tre volte e regalato l’assist ad El Shaarawy. La cosa curiosa è che nel primo tempo ha sbagliato tanto. E infatti il dato della percentuale di passaggi riusciti è insolitamente basso per lui (23 su 30, il 70%) e ha solo il 50% dei duelli vinti. Ma quando ha accelerato nel secondo tempo non ce n’è stato più per nessuno. E con un Dybala così, Ranieri può sorridere.
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