«4-0, zitti e a casa»
Dopo il 5-0 del ‘31 è il più grande successo della Roma contro la Juve. Apre Dacourt. Totti e Cassano fanno lo stravedere. Pelizzoli para un rigore. Poi il gesto del Capitano a Tudor

(GETTY IMAGES)
Quattro, zitti e a casa. Sssst. Così, senza dire una parola. «Quattro, zitti e a casa», con Totti che diventa quello che è, Pasquino-capitano che con un gesto della mano ridicolizza la spocchia bianconera. Una mazzafionda giocattolo contro il carrarmato del Potere. Roma-Juventus 4-0 e a casa, a casa nostra, con un Olimpico che quella notte si veste a festa, scegliendosi i colori e le parole degli anni Ottanta. «Bandiere al vento, la Curva Sud è pe’ te», c’è scritto prendendo in prestito – tanto è nostro – le parole dell’inno di Lando Fiorini, che andava nell’anno dello Scudetto dell’83. Che andava negli anni in cui Roma-Juventus era diventato un evento non solo di calcio, ma di costume, di colori, di trattati di geopolitica. Insomma, cose impegnative che potrebbero essere anche dipanate filosoficamente segnando tutta la differenza fra un mondo a colori e uno in bianconero, fra la squadra della Capitale e quella nazional-popolare, fra radici profondissime e identità de noantri e mille dialetti, e così via… partendo magari da quel Roma-Juve 5-0 col quale più o meno è iniziato questo libro, la storia della Serie A e sicuramente quella del cinema legato al pallone.
Palla coi Lupi. E via dicendo, senza aggiungere altro perché… «Quattro, zitti e a casa». Ssst. Dopo il 5-0 di Bernardini e Bonnard questo, settantaquattro anni dopo (74!), è il risultato più grande, tondo e pesante rifilato alla Vecchia Signora. Lo è ancora oggi. Quasi una cinquina in faccia alla Juventus di Lippi, Conte e Nedved (tanto per citare i più simpatici), e se non proprio una cinquina, un manrovescio, comunque un gesto con la mano… «Quattro zitti e a casa»… Il rigore parato da Pelizzoli a Trezeguet sul 3-0 vale praticamente il 5-0. Ciak, azione. La prima quasi subito, roba da dieci minuti e arrivo, esattamente tredici: un calcio d’angolo fra Monte Mario e Sud di Francesco Totti – che già se n’era andato un paio di volte – colpo di prima, prima di sinistro e poi di destro, dal limite dell’area, in diagonale, rasoterra. Buffon ci arriva domani e palla, Dacourt e mezza Roma sotto la Sud che sempre lì con le bandiere al vento pe’ te. Uno a zero.
Era iniziata pure prima quando in settimana – brutta dopo la sconfitta 1-0 a Brescia – Zebina, prima ancora che gli venisse la nostalgia delle cose mai accadute (il sole di Torino), aveva profetizzato: «L’uomo partita sarà Dacourt».
Quando se lo abbraccia sotto la Curva, glielo ricorda e gli dà una pizza sulla testa per ricordarlo anche a lui. Profezia avverata, ma pure un po’ sbagliata. Perché come fai a non dire che l’uomo partita di Roma-Juventus 4-0 – cioè di «Quattro, zitti e a casa» – non sia stato Francesco Totti? Ma non per il gesto che pure non solo basterebbe e avanzerebbe per metterlo sul gradino più alto di qualsiasi podio, ma semplicemente per il calcio. Semplicemente per quel Calcio. Per quella cosa che fa a un certo punto del primo tempo (cronometizzarlo sarebbe ingiusto, tant’è eterno il gesto) quando accoglie il pallone sul cuore, al volo, lo fa rimbalzare, e poi lo manda a riveder le stelle, che l’avremmo viste tutti se solo non ci fosse stata la traversa tra lui e il cielo. Applausi, signore e signori. W la Roma. W la Roma sempre. Chapeau.
Fine primo tempo, con Nedved che se ne va nervosamente negli spogliatoi. Non sa che al rientro Totti salderà il conto con il legno, mettendola dentro ma colpendo prima un palo: Cassano se ne va a chiunque e viene steso senza se ma con tanti perché. Va Totti va. Cassano invece va in panchina a bere dalla borraccia di Silio Musa, non guarda il rigore, salta però il suo fisioterapista quando ha capito che è 2-0: palo, gol, niente da fare Buffon.
Ma c’è tempo, c’è tempo per tutto ancora, anche per rivedere le profezie francesi.
Perché come non puoi considerare Antonio Cassano-go come uomo partita di Roma-Juventus 4-0? Perché il risultato viene raddoppiato con la nonchalance, la folle genialità calcistica di questo giocatore che, con un piatto destro piazzato al volo e un colpo di testa da metà area (così, solo con un tocco), manda la Juve e la sua maglietta altre due volte per aria. L’esultanza è prima in cerchio e poi una bandierina rotta così, solo per rendere la notte più folle, ricordando anche il rigore parato da Pelizzoli a Trezeguet sotto la Sud. Diventa storia quando Francesco Totti a Igor Tudor consegna quel gesto col quale dovremmo aprire e chiudere sempre qualsiasi discorso su Roma-Juventus 4-0, se non bisognasse prima ricordare che quel giorno ci ha lasciati Gilberto Viti, uno dei più grandi dirigenti della Roma che alla sua squadra ha veramente dedicato una vita. In fondo è bello, e giusto, pensare che l’abbia accompagnato chissà dove, ma sicuramente a casa, questo 4-0. Ssshh...
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