All’Olimpico una vittoria ogni tre negli ultimi 40 anni
Con la Juve 14 vittorie su 39 gare in casa (14 pareggi e 11 ko). L'ultima l’ha regalata Mancini, la prima dopo il 2° scudetto è il 3-0 epico dell’86. In mezzo Totti-Tudor

(GETTY IMAGES)
L’ultima vittoria l’ha firmata Mancini, oggi un punto fermo della Roma targata qualunque allenatore. Ci vorrà la tigna, la corsa, la qualità. L’ha chiesto Ranieri ieri in conferenza stampa e non è un caso che proprio Mancini incarna tutti e tre gli elementi.
Rimanere in scia, ora che il gioco si fa duro (anche se per Ranieri era duro anche prima, quando da più parti si è parlato di calendario facile), non sarà facile, ma quando si è in ballo si deve ballare. D’altra parte anche la Roma è difficile per le altre, ha detto Ranieri, e questa è la filosofia. Se gli incroci del calendario portano la corsa Europa alle estreme conseguenze di scontri direttissimi non dev’essere un piacere per nessuno incontrare la squadra di Sir Claudio. Partita per partita, con orgoglio e sudore. Questo il motto. Certo è che la Roma di Ranieri ha dato dimostrazione, specialmente in campo europeo, di potersela giocare con tutti. Questione anche di momenti, allora.
Ma battere la Juventus può essere considerata davvero un’impresa? La nuova Vecchia Signora targata Tudor è tutta da scoprire, è partita con la marcia bassa e l’ha spuntata col Genoa, ma con la Roma servirà di più. Così come con i bianconeri servirà che la squadra giallorossa sia più concreta e non commetta errori che qualche “piccola” tende a perdonare. Dal canto suo Ranieri potrà contare sul fattore campo che in serate come quella di domani solitamente è davvero un valore aggiunto. Anche perché dando un’occhiata al passato non sono poi così frequenti le vittorie romaniste all’Olimpico contro il club più tifato d’Italia, ma si trascinano spesso un po’ di epica.
L’Olimpico in campo
Prendendo in esame i successi giallorossi in campionato degli ultimi quarant’anni, cioè dalla stagione 1984-85, dal periodo Viola che con lo scudetto ha cambiato la storia del club, sono “appena” 14 (una ogni 3 gare, in pratica). 14 i pareggi e 11 le sconfitte in 39 incontri. Domani la quota (e la febbre) salirà a 40.
Se l’ultima gara da tre punti è stata firmata da Mancio e Mourinho nel 2023, quella precedente l’avevano decisa Florenzi e Dzeko tre stagioni prima nel 2019. Andando a ritroso una bella vittoria di rimonta per 3-1 è arrivata a fine campionato nel 2017 con Spalletti in panchina: al gol di Lemina risposero De Rossi, El Shaarawy e Nainggolan (con tanto di esultanza speciale). O nell’agosto 2015, quando in panchina c’era Rudi Garcia e si presentava Dzeko ai tifosi della Roma, salendo in cielo soverchiando Chiellini: un 2-1 bosniaco (con magia di Pjanic su punizione) e rete del “nostro” Dybala nel finale per la Juve di Allegri ad accorciare le distanze.
E come se il tempo non fosse mai passato torna alla memoria la vittoria ancora precedente. Il 16 febbraio 2013, con la Roma di Andreazzoli indietro - che poi battere la Juve è sempre una soddisfazione per l’ambiente giallorosso - ci pensò Totti con un bolide che è passato alla storia che ha piegato i pianeti e le dita di Buffon. Una liberazione, in qualche modo, dopo 9 anni (quasi) esatti. Sì, perché l’8 febbraio 2004 era arrivata l’ultima vittoria in casa con i bianconeri. E che vittoria. C’era proprio Tudor, da giocatore in quel caso. «4, zitto e a casa», disse Totti, dopo le meraviglie in duetto con Cassano prima della fine del ciclo Capello.
Ma con l’astinenza da tre punti contro la bestia bianconera la Roma purtroppo aveva dovuto convivere quasi sei anni, perché il 15 novembre 1998 era arrivato un trionfo speciale da tutti i punti di vista. La Roma di Zeman contro la Juve di Lippi, da quella sfida nacque la fortunata trasmissione Rai “Sfide”. 2-0 il risultato finale, con Paulo Sergio e Candela a scolpire il proprio nome nel tabellino.
Tre anni prima, comunque, anche la Roma di Mazzone, Balbo e Fonseca aveva inflitto una bella sconfitta alla (prima) Juve di Lippi: 3-0 nel maggio 1995. E ci aveva preso gusto dopo la vittoria di misura sulla squadra di Trapattoni della stagione precedente: 2-1 con Balbo e Muzzi (e due rigori sbagliati dagli avversari, con Baggio e Vialli, che si rompe un piede). Stesso risultato centrato da Boskov l’anno prima, con i gol di Giannini e dell’ex Tommasino Haessler, “scippato” in precedenza sul mercato proprio dalla Juve.
Andando ancora indietro di quattro anni, al dicembre 1989, la Roma di Radice e del Flaminio batte i bianconeri guidati dalla leggenda Zoff con una capocciata di Desideri. Uno che quando vedeva la Juve diventava un toro. Sua la doppietta del febbraio 1988 che permette alla squadra di Liedholm di battere quella di Marchesi. E Marchesi ci riporta alla meravigliosa Roma di Eriksson e al novembre 1986: Berggreen, ancora Desideri e Giannini per il secondo 3-0 di quei tempi là. Un 3-0 un po’ illusorio che paradossalmente quasi aprì la fine dell’era dell’allenatore svedese in giallorosso. E 3-0 era stato anche il risultato finale della “coreografia dell’86” con l’Olimpico tagliato a fette dal giallo e dal rosso. Graziani, Pruzzo e Cerezo nella gara di ritorno, la prima vittoria di questa rassegna quarantenne, nell’anno della rimonta e dello scudetto sfiorato.
Nel mezzo pareggi anonimi e spettacolari, sfortunati e meritati, e sconfitte nette e immeritate, sofferte e inevitabili, una Calciopoli e un po’ di incroci di ex, giocatori, campioni e bidoni, allenatori, simpatici e antipatici. Roma-Juve da sempre, e negli ultimi 40 anni ancor meglio, è la Partita. È ora di portare in vantaggio quello score delle vittorie casalinghe che sta pareggiando i pareggi. E si può fare, parola di Ranieri.
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