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Roma-Juventus e la promessa infranta: De Rossi e Motta sono già un ricordo

Dalla partita di Torino a settembre è cambiato tutto o quasi, ma soprattutto sono stati esonerati i due allenatori che sapevano di programmazione e futuro

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Andrea Di Carlo
02 Aprile 2025 - 16:10

Mancanza di coraggio, di convinzione o di tempo? Difficile avere risposte sufficientemente esaustive o motivazioni talmente valide da fugare ogni dubbio, sta di fatto che Roma e Juventus, avversarie domenica sera all’Olimpico in un match cruciale per un posto nell’Europa del domani, sono state in grado di mandare in fumo tre (potenziali) anni di lavoro nel giro di pochi mesi.
Da settembre a maggio è cambiato il mondo, sono cambiati i protagonisti e gli orizzonti, ma soprattutto è ripartita la caccia al nuovo allenatore. Eppure in estate le due società avevano accordato e messo nero su bianco una fiducia triennale a Daniele De Rossi e Thiago Motta. Un segnale forte, che sapeva di futuro, di programmazione, che apriva scenari estremamente stimolanti:
De Rossi, bandiera e figura visceralmente connessa con il mondo romanista, pronto a portare la sua Roma ai vertici del campionato e sempre più in alto in Europa, dandole identità, tigna e personalità, valorizzando la rosa e crescendo insieme a lei. Quello che aveva chiesto la Juve a Motta: di trasportare quella folle e maestosa idea di calcio vista a Bologna, anche a Torino, tingendo il tutto di bianconero, mixando la storia e la mentalità del club con l’innovazione tattica del tecnico. Tutto bello, su carta.

A De Rossi sono state concesse 30 partite e non 3 anni, nonostante una semifinale di Europa League e un mercato completamente impostato sulle sue indicazioni.
A Motta qualcuna in più, 42, prima di rinnegare la scelta fatta pochi mesi prima, accorgendosi che il dna del tecnico mal si sposava con quello juventino.
E quali sono stati i rimedi? Ranieri (ah, giusto, prima ci sono stati 53 giorni di Juric) e Tudor, l’usato garantito, un’identità chiara e gradita ai tifosi, una scelta “cuscinetto” per prendere tempo e recuperare il terreno perduto. E nel mentre, cercando di non perdere l’ultimo treno per l’Europa, le società sono alla ricerca di un nuovo progetto triennale.

Si ripartirà da un nome forte, in grado di dare assolute garanzie e chi verrà chiederà altrettante garanzie per non essere defenestrato alla prima difficoltà o al primo scricchiolio proveniente dallo spogliatoio. Altri comunicati, altre foto di rito e tanti altri milioni sul mercato da investire per dare ai nuovi una rosa all’altezza della loro idea calcistica. Con la speranza di non sbagliare nuovamente scelta. Sullo sfondo il rimpianto di molti di quello che poteva essere e non è stato, visto che sono mancati la pazienza, la protezione e la ferma convinzione in quello che si stava cercando di costruire, castelli di sabbia calpestati da chi aveva ancora le mani "sporche" di sabbia.

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