Mancini a difesa di una fede
Gianluca si racconta: «Pazzo di Roma e dei romanisti. Dovbyk è eccezionale, Ranieri ci guiderà nel futuro»

(GETTY IMAGES)
«Sono pazzo di questa città e di questa tifoseria». Firmato: Gianluca Mancini. A pochi giorni da una classica come Roma-Juventus, il difensore centrale riserva una vera e propria dichiarazione d’amore al giallorosso. «L’amore dei tifosi - dice il centrale in un’intervista a Cronache di spogliatoio - l’ho sentito fin dal primo anno. Poi il mio modo di giocare, con agonismo e competizione, viene notato dai romanisti, che lo apprezzano». E si augurano di vederlo ancora nelle prossime due sfide, che Mancini conosce bene: la Juventus e il derby. Contro i bianconeri segnò il gol-vittoria nell’1-0 del 5 marzo 2023: una rasoiata da fuori che non ti aspetteresti, da un difensore centrale vecchio stampo, ma che valse alla Roma di Mourinho i tre punti. A proposito di tre punti e di derby: Gianluca ha firmato anche l’1-0 con cui i giallorossi hanno vinto il derby il 6 aprile 2024; sulla panchina dei biancocelesti sedeva guarda caso proprio Igor Tudor, che a un anno esatto di distanza tornerà all’Olimpico da allenatore della Vecchia Signora.
Nella Vecchia Signora Mancini avrebbe potuto giocare, se le sliding doors del mercato non lo avessero portato poi nella Capitale. Nel 2019, mentre Gianluca si metteva in mostra con l’Atalanta di Gasperini, la Juventus si fece avanti per acquistarlo, ma alla fine a spuntarla fu la Roma, forte di un preaccordo con i bergamaschi raggiunto da tempo. Da lì in avanti, il numero 23 è cresciuto, così come il legame con questa piazza, al punto che oggi “Mancio” è tra i leader indiscussi della Roma. Non solo: scendendo in campo domenica sera contro i bianconeri, il difensore raggiungerebbe un altro centrale del passato giallorosso, Philippe Mexès, che con 267 gettoni è 27simo nella classifica dei calciatori più presenti nella storia della Roma. Già superati mostri sacri del calibro di Dzeko (260 presenze), Montella (258) e Cervone (246). A dimostrazione del profondo feeling venutosi a creare nel corso di questi sei anni circa.
Analizzando il momento attuale, Mancini nell’intervista si sofferma a lungo sul ruolo cruciale avuto da Claudio Ranieri nella “rinascita” giallorossa dopo un avvio da incubo: «Appena è arrivato ci ha trasmesso serenità. Ci ha detto: “I cavalli si vedono al traguardo”. Dire una cosa del genere senza conoscerci, nella situazione drammatica in cui eravamo, ci ha fatto capire che lui ci credeva. Ci siamo detti di seguire la sua esperienza ed ecco i risultati, ma ancora non abbiamo fatto nulla». In futuro Sor Claudio rivestirà un altro ruolo, ma sarà comunque prezioso: «Lui è sempre stato chiaro sul suo futuro, ma continuerà a guidarci e a darci consigli con un’altra veste: credo che sia una scelta importante per il futuro della Roma».
Nel presente c’è invece Artem Dovbyk, che Mancini ha spronato e caricato dopo il gol a Lecce: le telecamere lo hanno pescato mentre gridava all’ucraino “devi sfondarli tutti, sei forte!”. «Lui è un ragazzo eccezionale - dice Gianluca - e sappiamo tutti quello che la sua famiglia sta vivendo: credo che questo lo condizioni. Io lo sprono spesso e a Lecce, all’intervallo, gli ho detto: “O segni, o prendi un giallo. Voglio vederti dare una spallata al difensore”». Detto, fatto: Artem l’ha accontentato, andando a segnare il secondo gol da tre punti consecutivo.
Ora il calendario da qui alla fine richiederà il massimo sforzo, visti i tanti big-match in programma. Ma Gianluca non si scompone: «Siamo tutte in pochi punti e queste sono le partite più belle da giocare e da preparare. Ragioniamo di partita in partita: prima la Juve, poi la Lazio, il Verona, l’Inter... Ogni punto può fare la differenza al termine della stagione». Ed è proprio con questo spirito che Mancini e compagni dovranno scendere in campo e combattere da qui alla fine.
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