De Rossi: “La Roma è una famiglia in cui non esistono più classi sociali”
L'ex allenatore della Roma è intervenuto al Campidoglio alla presentazione de "Il grande romanzo della Roma" di Tonino Cagnucci
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"Dire cosa è per me la Roma è quasi banale, se devo provarci mi viene da dire che è un bel momento, in cui siamo tutti membri uguali di una grande famiglia: ognuno può viverla a modo suo, chi tifandola, chi dedicandole una carriera, e chi scrivendo un libro come questo". Quello che dice Daniele De Rossi sarebbe potuto benissimo essere un titolo o un capitolo del libro di Tonino Cagnucci - "Il grande romanzo della Roma" - che oggi l'ex allenatore giallorosso ha presentato in Campidoglio insieme all'autore. Con loro, tra i relatori lo scrittore Sandro Bonvissuto, il giornalista del Corriere della Sera Luca Valdiserri, Luca Pelosi dell'Archivio Storico AS Roma e lo storico dell'arte Paolo Castellani. Per il Comune sono intervenuti i consiglieri comunali Federico Rocca e Lorenzo Marinone. Il tutto è stato moderato da Massimiliano Magni, giornalista e speaker di Radio Romanista.
"Per dire cosa sia la Roma per me non esiste una parola, andremmo nel banale, per ognuno di noi è parte costante della nostra vita, della sfera emotiva e per me anche lavorativa. Ci sono piazze simili alla nostra in questa visceralità, per noi è qualcosa talmente grande da scrivere un libro, gridarlo allo stadio, fare uno stendardo se non arrivi con la voce o gare il giornale. C'è un momento in cui non ci sono più classi sociali siamo tutti uguali nella stessa famiglia. Trovo bello che vengano fatti romanzi, in questo hai preso una bella mia foto, a parte me e Francesco i cui anni verranno trasmessi su Youtube, c'è una parte di Roma forse ancora più importante che in assenza di materiale su Internet va tramandato".
Quando ti sei sentito più Romanista?
"Non lo so, è una cosa che viene da sé. Il bacio alla maglia nonostante io ci tenessi è diventato inflazionato, ci sono altri vari momenti che mi hanno attaccato alla Roma. Il più recente, ho la moglie americana e i figli più americani che romani, e quando sono diventato allenatore della Roma mio figlio ha iniziato a seguire il calcio, l'ho visto orgoglioso e ho capito che stavo iniziando a trasmettergli quello che per noi è la Roma. Spero che rimanga per il futuro a prescindere da dove lavorerò. Ho provato a chiamare mio figlio Agostino, ma non era il turno mio: Di Bartolomei era un riferimento, per tutto ciò che non viene raccontato e che abbiamo la fortuna di sapere. Noi da dentro sappiamo chi è vero e chi no, per me contano i racconti di chi Ago l'ha vissuto. Nonostante io non l'abbia vissuto mi ha fatto sempre pensare che sarebbe stato grandioso conoscerlo. Ho dovuto correre per venire qui, mi sono un po' sopravvalutato e ho sudato. Sapevo da subito di venire qui, ho voluto tenere Tonino sulle spine. Tonino è una brava persona, un bravo scrittore e soprattutto un grandissimo Romanista. Una persona che merita, a volte io non vado a questi eventi ma penso che Tonino lo meriti, una volta ogni 16 anni. Era un po' che volevo vedere il derby allo stadio, lo facevo da raccattapalle però un po' mi sarebbe piaciuto che fosse rimasta una cosa tra me e i miei amici, un po' era una questione di ordine pubblico. Un'idea partorita da due-tre giorni da una battuta di Mastandrea, io mi sono imbacuccato e ho sofferto il caldo più atroce della mia vita. Abbiamo fatto uscire solo un pezzetto di quella serata ma abbiamo il video di quando entro allo stadio o di altri momenti, non li abbiamo condivisi perché è morto Bryant e non era carina. Uno di quei momenti in cui siamo tutti uguali. "
Il grande romanzo della Roma
Il libro di Cagnucci - il Direttore Editoriale de "Il Romanista" e Radio Romanista - edito da Newton Compton, è giunto alla quarta ristampa (e alla nona presentazione). È una storia inedita della storia più conosciuta da tutti i romanisti, quella della Roma, che più che una squadra di calcio, è un sentimento. Lo è ancora prima di nascere come Associazione Sportiva, come scritto nel libro, lo è nelle microstorie di tifosi, giocatori, presidenti, allenatori, dirigenti, donne e uomini che alla Roma hanno dedicato alla vita.
Non è un racconto strettamente cronologico, parte da quello che simbolicamente si può ritenere il primo striscione della storia giallorossa fatto dai due fratelli Francesco e Gioacchino Lalli, ricorda figure dimenticate come Mario Forlivesi, un attaccante che a 18 anni aveva fatto 9 gol in 8 partite con la Roma prima di morire per una meningite fulminante, e finisce passando tra trionfi e spigolature, campioni e personaggi di umanità enorme, finendo a Tirana, Budapest, Ostia... al mare di Roma, Daniele De Rossi che oggi era in Campidoglio.
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