AS Roma

Da Cristante a Shomurodov: Sir Claudio e la risalita

Dal tecnico giallorosso il talento di chiedere ai suoi ragazzi le cose semplici

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Mauro De Cesare
27 Febbraio 2025 - 06:30

Quando la telecamera della tivvù, ci ha offerto in rapida successione due immagini (durata circa tre secondi) di due uomini e non di una coppia felicemente innamorata, che si sorridevano con la stessa dolcezza di una coppia felicemente innamorata, abbiamo capito una volta di più cosa significhino comprensione, fiducia, lealtà e tanto altro.

Quando Bryan Cristante, sulla solita pennellata dalla bandierina di Paolino Dybala, è andato incontro sul primo palo anticipando il difensore e ha toccato con una delicata quanto tagliente deviazione il pallone, per spedirlo sul palo più lontano, sull’Olimpico e sceso qualcosa di incantevole.
Era il quarto gol di una partita già largamente decisa. Ma la doppia inquadratura ci ha mostrato lo scambio di sorrisi tra Bryan Cristante e Claudio Ranieri. E non c’era la “vis pugnandi” per un bellissimo gol e una partita finalmente vinta. No. Era vicendevole gratitudine. Bryan, perché dopo sette anni con la maglia della Roma indossata 307 volte e una montagna di fischi e offese capaci di abbattere (forse) chiunque, è sembrato liberare con leggerezza tante amarezze vissute “dentro”. E il suo nome gridato dall’Olimpico sull’invito dello speaker ha fatto il testo.

E Claudio Ranieri, prima allenatore poi papà di uno spogliatoio che sembrava alla deriva solo 100 giorni fa prima del suo arrivo, ha allargato serenamente le braccia, in una “stretta” a distanza che diceva silenziosamente: “Che cosa ti ho detto sempre? La calma e la perseveranza sono virtù che solamente i grandi possono mostrare”.
Poi c’è stata tutta la Roma che ha ripreso la sua corsa doverosa in campionato, poi la magia di Saele, la “capocciata” di Shomu, e la formica atomica che, una volta di più, ha mostrato qual è il modo giusto di tirare per fare gol: Angelino. E il nostro Olimpico che per una partita non di cartello, contro l’ultima in classifica e in lunedì lavorativo, ha riempito come sempre i seggiolini, nonostante la pioggerellina, l’umidità e il pensiero al lavoro della mattina successiva.

Ma in tutto questo “ben di calcio”, in fondo anche previsto con un po’ di prudenza, vedere quella doppia inquadratura è stato il momento più significante della serata. La sintesi? Un allenatore che ha chiesto ai propri giocatori di fare le cose semplici (non facili, sono cose diverse), ha rasserenato un ambiente che era al limite del collasso, ha dato un gioco, affidabilità e fiducia alla Roma, che nel 2021 è prima in classifica.
E allora ci piace rubare al grande Bruno Pizzul, prima voce per la Rai degli incontri della nazionale italiana di calcio 1986 al 2002, la sua frase storica…
“Tutto molto bello”.

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