Siviglia-Roma, il discorso di Mourinho a fine gara: "Non piangete, siete i miei ragazzi"
Lo Special One ha parlato al gruppo giallorosso al termine della finale di Budapest: ecco cos'ha detto ai suoi giocatori

José Mourinho in mezzo ai suoi ragazzi (GETTY IMAGES)

Nei istanti successivi alla vittoria ai rigori del Siviglia, l'allenatore della Roma José Mourinho ha voluto compattare ancora il gruppo radunando tutti i suoi giocatori in cerchio e ha tenuto un accorato discorso facendogli capire che, a prescindere dal risultato maturato sul campo, dovevano essere fieri di quanto fatto in questa stagione. Ecco le sue parole: "Abbiamo perso una partita, abbiamo perso una coppa, non abbiamo perso una cosa essenziale. Noi abbiamo perso contro di loro? No persa, l’abbiamo pareggiata. E che è? Che è? Chi chiacchiera e parla? Chi è che parla? C’è uno che mi dice chi è che parla? O no? Nessuno. Sono andato lì a trovare la mia famiglia, ho trovato certa gente parlare di una brutta parola: della classifica. Sono venuto per voi. Siamo stati sempre insieme. Abbiamo fatto tutto. Abbiamo parlato ancora. Abbiamo giocato a calcio ancora, è questa è la brutta verità. La brutta verità. Però i miei figli vengono con me da 20 anni. Per le mie finali da quando erano piccoli. Stanno lì. Piangono i miei figli. 27 e 23 anni. Ma seguono il calcio e papà. Tu vai a casa, ci sono tuo papà, c’è tuo papà, c’è tua moglie. Ci sono tutti. Ci sono tutti. In realtà non abbiamo perso, non abbiamo perso. L’altro giorno l’ho detto a Lorenzo, a Mancini. Sono venuti da me. Sono sicuro qua, io voglio continuare qua per voi, per tutto quello che ho dato per voi. Io voglio rimanere qua. Qua e basta. Qua. Ci devono dare più punti. Punti. Devono puntare su di noi. Però voglio restare qua con voi. Adesso qua non dobbiamo pensare a quello che è accaduto qua. A casa ci dobbiamo pensare. Testa alta. Siamo stati insieme qua. Senza piangere. Senza piangere. Per me siete i miei ragazzi anche dopo questa partita che abbiamo perso. Calcio e calcio, uomini sono uomini. Voi siete tutti uomini. Adesso andiamo".
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