AS Roma

Il lego del potere

La poca personalità del duo di Cremona, Piccinini-Serra, alimenta i soliti sospetti. Le inopportune espressioni del quarto uomo, in teoria il “calmiere” dei protagonisti

Piccinini espelle Mourinho durante Cremonese-Roma

Piccinini espelle Mourinho durante Cremonese-Roma (GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Giovanni Scipioni
02 Marzo 2023 - 08:32

Io non credo ai complotti. Io so che ci sono, non ho le prove ma so che ci sono. Io so che non avvengono per caso. Perché nelle stanze di chi comanda non si gioca a dadi, ma, con determinazione e sapienza, si uniscono i pezzi economici del Lego del potere. Io non credo ai poteri forti, ma so che ci sono. Non ho le prove ma so che ci sono. Non mancano i sospetti. Tanti, cresciuti durante l’anno, ma che a Cremona hanno svelato il volto dell’arroganza e della prepotenza.

Chi amministra il potere, in genere, è freddo e calcolatore e sa bene dove e quando colpire, ma i “soldati”, quelli che mettono in pratica le volontà del potere economico, spesso perdono le staffe e si trovano invischiati in una vertigine pallonara che brucia. Anche se le scelte non avvengono a caso. Io so che è vero. Non ho le prove ma so che è vero. Il potere ha fatto rotolare i dadi del destino come un grande vecchio con le mani umide, ha messo nel fragile destino del campionato italiano un certo Marco Serra da Torino e un certo Marco Piccinini da Forlì (nome nomen?).

Il primo Marco, dopo il fattaccio di San Siro, stenta ad affermarsi con il rischio di finire la carriera prematuramente e tornare a casa. Ne è talmente ossessionato che inveisce contro Mourinho urlandogli di tornare a casa. Un transfert? Un processo di trasposizione inconsapevole, molto frequente nel mondo degli strizzacervelli? Per non parlare dell’utilizzo, sempre da parte del primo Marco, della parola “culo”. Davvero insolita. Sui campi di calcio si usa prevalentemente per dire che qualcuno ha avuto una gran fortuna. Il potere in realtà non è stato fortunato a sceglierlo come quarto uomo. Non è equilibrato, dote necessaria per un arbitro. Ha la postura del corpo che tradisce i suoi sentimenti (?). Non si volta mai nel rispondere ai dubbi sollevati dall’allenatore della Roma. Lo fa roteando solo le spalle e la testa, mostrando a Mou quello che alcuni chiamano fortuna. Poi, dopo averlo insultato, fa finta di interessarsi alla partita, al gioco.
Ma il quarto uomo non dovrebbe “calmierare” allenatori e panchina? Invece come un bambino litigioso e piangente chiama in soccorso i cartellini di papà che, in mezzo al campo, sta compiendo una strage, una continua violazione delle regole.

L’altro Marco del resto non ne ha azzeccata una. Ne ricordo alcune: il fallo di mano sul primo gol della Cremonese (le nuove regole? Bah), la punizione al limite per un fallo evidente su Spinazzola, il fuorigioco inesistente fischiato con l’azione ancora in corsa ecc.
È scarso? Non era in forma? È stato teleguidato dall’altro Marco ai bordi del campo? Era in confusione? Io so la risposta, ma non ho le prove. Ma so che le onde del potere si alzano alte quando possono colpire con maggiore efficacia. Quando la squadra gioca male, non reagisce e si fa bruciare da giocatori e allenatore con un piede in Serie B. Quando non ti puoi giustificare con le gravi ombre arbitrarie. Quelle onde malefiche segnano il tuo destino calcistico ma, come di dice, ci metti del tuo.

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